Situazione di mercato al 10 Ottobre 2025

Gentile lettore,

Sintesi del trimestre

I mercati continuano a “sfidare la forza di gravità”: nuovi rialzi, interrotti da brevi pause, mentre l’economia reale procede in ordine sparso e il quadro geopolitico resta complesso. La tenuta delle Borse è sostenuta in primis dagli utili USA (traino del ciclo globale) e dagli investimenti in AI che mantengono elevati i multipli, soprattutto per i grandi titoli tecnologici.

Andamento dei mercati:

•                  MSCI China: +20,29%

•                  Oro (spot): +15,89%

•                  NASDAQ 100: +10,06%

•                  MSCI Emerging Markets: +9,77%

•                  Nikkei 225 (Giappone): +9,44%

•                  S&P 500: +8,17%

•                  FTSE MIB: +8,00%

•                  MSCI AC World: +7,60%

•                  DJ EURO STOXX 50: +4,69%

•                  USD vs EUR: +0,24%

•                  Obbligazioni JP Morgan Global (EUR): -0,03%

•                  Obbligazioni JP Morgan EMU (EUR): -0,37%

Messaggi chiave dei numeri:

•               trimestre forte per azionario globale (USA, Europa, Giappone) con accento su      tecnologia;

  •           Cina sorprende al rialzo nel trimestre;

•               oro e metalli in robusto trend;

•               obbligazionario globale ancora selettivo

Cosa ha funzionato / cosa no (basata sui dati del mio report):

driver positivi nel trimestre: metalli preziosi (diversi fondi oro tra +41% e +46%; un comparto oltre +47%), uranio ed energia nucleare (+37% circa), transizione energetica e rame (+31%/+32%), Cina (fondi paese tra +20% e +23%).

Aree in affanno: selettivi i temi qualità /bassa volatilità globali (-3% circa), India (-5,5%), alcuni comparti obbligazionari indicizzati all’inflazione (leggermente negativi) e l’obbligazionario governativo Giappone (-4,4%).

Traduzione in scelte di portafoglio:

continuiamo a diversificare le fonti di rendimento, evitando concentrazioni eccessive su pochi titoli/temi; manteniamo cuscinetti difensivi (duration breve, strategie performance assoluta/market-neutral, flessibili) e usiamo i Piani di Accumulo per investire sui temi del futuro tra cui le Crypto e l’Energia Nucleare sfruttando la volatilità intrinseca dei loro settori.

Valutazioni e rischi da monitorare:

•   Multipli elevati (soprattutto sulle mega-cap USA): il mercato “paga” la crescita del settore Intelligenza Artificiale (AI); bene finché gli utili tengono.

  • Credito High Yield: spread storicamente compressi; i default restano contenuti ma in lieve risalita.
  • Liquidità di sistema: la spinta straordinaria dei mesi scorsi si sta normalizzando.
  • Banche centrali: un’economia USA resiliente può rendere più graduali i tagli; attese eccessive = rischio di delusione.

Il nostro approccio:

  • Disciplina e pazienza. Trend solidi, ma fragili sotto la superficie: evitiamo di “inseguire” i prezzi.
  • Selettività. Preferenza a utili sostenibili, bilanci solidi e temi con driver strutturali (digitalizzazione/AI, efficienza energetica, infrastrutture, nucleare/uranio).
  • Diversificazione reale. Azioni globali, obbligazioni a duration contenuta, strategie Absolute return/market neutral, performance assoluta e quota tattica in metalli preziosi.
  • Ribilanciamenti periodici. Prendiamo profitto dove i rialzi sono stati ampi e rafforziamo i segmenti di qualità rimasti indietro, sempre in coerenza con il Suo profilo di rischio.

La mia lettura resta prudente: ai primi segnali di delusione sugli utili o a un cambio di tono delle banche centrali, la probabilità di una correzione significativa aumenta.

La “sfera di cristallo” non ce l’ha nessuno, ma quando prezzi e fondamentali si allontanano troppo, la volatilità tende a presentare il conto.

Riguardo al futuro la domanda da un milione di dollari è : i mercati sono in bolla?

Per parte mia posso dire che la storia si ripete sempre; tuttavia la memoria è corta.

Quando al mattino beviamo il caffè ognuno ha le sue priorità: prendere il bus, accompagnare i figli, organizzare la giornata. Esiste però, nel mondo, una moltitudine di persone che, davanti alla tazza, pensa a un’unica cosa: come investire i propri quattrini. Sono le loro decisioni a muovere i mercati e i valori di borsa.

Il capitale si sposta continuamente, da un “bacino” all’altro, soprattutto nelle fasi di paura e incertezza. Le quotazioni degli asset – azioni, obbligazioni, materie prime, criptovalute, ecc. – si riassestano seguendo questi flussi.

Lo shock dei dazi annunciati da Trump nei primi mesi del 2025 è stata, di fatto, la scintilla che molti operatori attendevano per ribilanciare i portafogli e riportare i listini su livelli più in linea con la norma dopo gli eccessi recenti.

Eppure, ci risiamo: in finanza – come nella storia – la memoria collettiva è corta. Vale la pena ricordare che il ribasso primaverile degli asset globali è solo uno dei tanti degli ultimi cinquant’anni.

Secondo un team d’investimento che offre regolarmente commenti e analisi su importanti pubblicazioni finanziarie, dal 1977 si contano 39 correzioni (calo oltre il 10%) con una flessione media del 18%, ma anche 39 fasi di recupero superiori al 10%, con un rialzo medio del 40,7%.

Ogni volta, alla fase di sconforto è seguita una ripartenza: nel giro di qualche anno, i prezzi sono tornati ai massimi precedenti o li hanno superati. E ogni volta molti hanno creduto che quel picco potesse durare. Ogni volta la bolla è scoppiata di nuovo per cause interne (mutui subprime nel 2008) o esterne (crisi tariffaria del 2025). E, puntualmente, si è cercato un capro espiatorio – ieri internet, oggi i dazi – senza ammettere che il problema è intrinseco alla bolla e nel suo naturale ritorno verso valori di equilibrio, e cioè il ritorno alla media.

È opportuno sottolineare che una parte rilevante dei rialzi a Wall Street è attribuibile a un gruppo ristretto di titoli: Meta, Alphabet, Tesla, Amazon, Nvidia, Netflix, e complessivamente 10 azioni (8 tecnologiche e 2 finanziarie) pesano per circa il 40% dell’S&P 500 (dal 1/07 al 30/09/25 la media è del +18,62%).

Quanto ai “corsi e ricorsi”, la storia insegna: Robert Shiller ha ricostruito oltre 150 anni di dati per il suo CAPE (poi CAPEtr, versione total return), mostrando come il rapporto prezzo/utili depurato dal ciclo tenda a oscillare: a fasi di sopravvalutazione seguono periodi di rientro su livelli medi. Dopo la bolla degli anni ’20, l’indicatore crollò da circa 40 a 5.

Nel 2000 sfiorò 50 per poi scendere poco sopra 10.

Nelle prime settimane del 2022 era intorno a 47; oggi (fine settembre 2025) è a 39 (Fonte: Robert J. Shiller, dataset “Irrational Exuberance”, riga 2025‑09).

Serve poca statistica: siamo su valori elevati o prossimi a un picco, mentre le letture “normali” stanno ben più in basso. E i gradini da scendere potrebbero non essere finiti.

Un cordiale saluto

Situazione di mercato al 7 Luglio 2025

Gentile lettore,

nel secondo trimestre dell’anno i mercati azionari hanno mostrato un andamento più moderato rispetto ai primi tre mesi, in un contesto di incertezze geopolitiche ed economiche.

Qui di seguito i principali indici azionari e obbligazionari con le relative performance del trimestre:

AZIONARI

Nikkei 225 (Giappone) +8,15%

Nasdaq 100 (Tecnologico USA) +7,45%

 FTSE MIB (Italia) +3,20%

MSCI World (Globale) +1,58%

S&P 500 (USA) +1,44%

MSCI Emerging Markets +1,39%

DJ Eurostoxx 50 (Europa)  -0,32%

MSCI China -7,81%

OBBLIGAZIONARI

JP Morgan EMU +1,50%

JP Morgan GLOBAL -4,43%

Oro (spot) -2,33%

Dollaro USA (vs euro) -7,91%

Il trimestre ha evidenziato una crescita contenuta nei listini azionari, con una significativa concentrazione dei guadagni in alcuni settori e aree geografiche.

In particolare, la tecnologia e il Giappone hanno mostrato forza, mentre la Cina ha registrato un netto calo.

L’obbligazionario Europa leggermente in salita e invece l’obbligazionario Globale in discesa. L’oro ha perso terreno e il dollaro ha continuato il suo declino.

Il rally delle Borse continua ad essere alimentato da fattori tecnici: ETF, buyback* societari record, volatilità bassa e concentrazione su pochi temi (come l’intelligenza artificiale e la difesa) che attirano ingenti flussi. Questa dinamica autoalimentante gonfia i prezzi oltre i fondamentali e aumenta la vulnerabilità dei mercati a eventuali shock.

Si nota inoltre un progressivo ridimensionamento dell’eccezionalismo USA: la forza del dollaro e le politiche protezionistiche stanno frenando consumi e investimenti, favorendo aree come Europa e Giappone che beneficiano di valute più competitive e politiche fiscali espansive.

La Federal Reserve resta cauta, ma eventuali rallentamenti dei marcati potrebbero portare a interventi.

E’ intuibile che la strategia di Trump preveda di ridurre il deficit della parte corrente e il disavanzo pubblico, entrambi insostenibili. Dicevamo, l’eccezionalismo USA è esaurito e riequilibrare il commercio mondiale sembra la cosa giusta da fare; ma riequilibrare il commercio è un’impresa colossale perché richiede che vengano soddisfatte molte condizioni: gli USA devono rallentare, il resto del mondo deve stimolare i consumi ed è necessario avere un dollaro più debole.

Comunque sia, negli Stati Uniti i dazi saranno un costo per i consumatori (500 mld $) e sottrarranno circa il 2% alla crescita del PIL. Le restrizioni all’immigrazione e i tagli pubblici freneranno ulteriormente la crescita. La domanda residua è scarsa perché i consumatori hanno speso tutto, nella speranza che i mercati continuino a sostenere la narrazione attuale.

E’ opportuno sottolineare che i consumi pesano l’85% della crescita, e questo significa che l’economia USA è estremamente sensibile alla fiducia delle famiglie.

E questo ci porta a fare qualche riflessione sulle prospettive del paese Cina. 

Le famiglie cinesi, al contrario delle famiglie statunitensi, hanno accumulato un’ampia riserva di risparmi. I loro mercati finanziari sono più liquidi e stabili e attraggono capitali a lungo termine. La bolla immobiliare si è ormai sgonfiata, il mercato obbligazionario è liquido e poco volatile. Inoltre, in caso di impatto pesante dei dazi, i consumi potrebbero essere stimolati in quanto hanno mezzi e volontà per assorbire gli shock, spazio per tagliare i tassi, per tagliare le tasse e per incentivare i consumi.

La Cina è quindi in una posizione forte nella guerra commerciale con gli USA i quali hanno bisogno di componenti tecnologici e terre rare, oltre alla necessità di dimostrare di aver ottenuto qualcosa dalla Cina. Quest’ultima, come ben sappiamo, non è sottoposta a pressioni dei mercati o elettorali, e il tempo gioca a suo favore. Infine, il governo è fortemente determinato a stimolare i consumi interni, favoriti anche dallo sviluppo della classe media.

E l’Europa? Potremmo rispondere con la frase che accompagna la pubblicità della BYD, il marchio cinese delle auto: ”Mentre l’Europa dorme, noi svegliamo il futuro”. Servirebbe riflettere su ciò che serve davvero al Vecchio Continente per passare da “condominio litigioso” a Stati Uniti d’Europa. E agire di conseguenza per il bene di tutti e di ciascuno.

Qualcuno ci ha ricordato in un saggio come al ristorante delle grandi potenze, se non sei seduto al tavolo, sei scritto nel menu. Gli Stati Uniti, pure in declino, resteranno seduti al tavolo ancora per molto tempo, condividendo con gli altri commensali, come Pechino, Mosca e Nuova Dehli.

Se non ci sveglieremo, noi finiremo tra le pietanze!

Cosa possiamo aspettarci quindi per il futuro?

Credo che il dollaro continuerà la sua discesa, mi aspetto una sottoperformance delle azioni USA rispetto all’azionario globale, anche per via di un probabile rallentamento dell’economia statunitense, tranne qualche specifico settore di nicchia.

Preferibili i fondi obbligazionari a breve termine, i fondi market neutral, i fondi a performance assoluta; in quote minori azionario Cina, azionario Giappone ed Europa. Una piccola parte è utile destinarla alle Criptovalute e al settore del nucleare, meglio mediante la formula più sicura dei Piano di Accumulo mensili che attenua il rischio.

Saluto cordialmente

*= Il buyback societario, o riacquisto di azioni proprie, è un’operazione con cui una società riacquista le proprie azioni dal mercato. Questa operazione può avere diverse finalità, tra cui inviare un segnale di fiducia al mercato, sostenere il valore del titolo in borsa, regolare le negoziazioni in momenti di instabilità, o creare una riserva di azioni da utilizzare per acquisizioni o per scopi interni.